Quali sono le differenze tra FIVET, ICSI e IUI?

Per una paziente che si avvicina per la prima volta ad un percorso di PMA, le tecniche possono sembrare inizialmente molto simili tra loro, non riuscendo a cogliere le differenze tra FIVET, ICSI e IUI. Soprattutto nella fase iniziale, il paziente deve essere guidato dallo specialista nelle varie tappe del percorso, prestando attenzione a spiegare e ad illustrare le terapie alle quali si sottoporrà, utilizzando un linguaggio a lui comprensibile. Molto spesso, però, il dialogo dottore-paziente viene meno, con il risultato che quest’ultimo si trova costretto a raccogliere informazioni online presso forum o blog, confrontandosi con altri pazienti e ricevendo in molti casi indicazioni errate. A tal proposito, cerchiamo di elencare brevemente le principali tecniche di PMA, facendo emergere le differenze tra FIVET, ICSI e IUI.

differenze tra FIVET ICSI e IUI

FIVET

FIVET sta per Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer e rappresenta la prima tecnica di fecondazione artificiale utilizzata. La FIVET è consigliata per le coppie con problemi di fertilità appurati: per la donna soprattutto in caso di patologie tubariche (ostruzione delle tube di Falloppio) mentre nel caso dell’uomo quando si riscontrano problematiche lievi del nel liquido seminale. Questa tecnica può essere utilizzata soprattutto in pazienti che abbiano già concepito naturalmente, perché si è più certi della capacità degli spermatozoi di penetrare spontaneamente all’interno della cellula uovo. Per entrare più nel dettaglio delle differenze tra FIVET, ICSI e IUI illustriamo il funzionamento di questa prima tecnica. Con la FIVET o la fecondazione in vitro, il concepimento avviene esternamente al corpo della donna: gli spermatozoi penetrano spontaneamente all’interno dell’ovocita, ma il tutto avviene all’interno di una provetta. Una volta formato, l’embrione viene inserito nell’utero con la speranza che attecchisca. Ma come si svolge nel dettaglio la FIVET o fecondazione in vitro?

  1. In questa prima fase, alla paziente viene chiesto o di assumere una pillola (o progesterone o estro progestinici) per un determinato periodo di tempo con lo scopo di sincronizzare la crescita ovocitaria (PROTOCOLLO CORTO) e sopprimere la funzione ovulatoria spontanea nella fase tardiva luteale (circa il 21 giorno del ciclo) mediante una unica somministrazione o mediante ripetute somministrazioni sottocutanee (PROTOCOLLO LUNGO).
  2. La stimolazione follicolare avviene sempre dal 2/3 giorno del ciclo con dei farmaci sottocutanei e la loro crescita monitorata tramite ecografie transvaginali e prelievi di sangue per circa 10/12 giorni.
  3. Una volta maturi, i follicoli vengono aspirati tramite un apposito ago collocato sulla sonda transvaginale (fase di pick-up): la procedura è breve e non comporta tagli né punti. La paziente deve poi rimanere in osservazione per 2-5 ore circa. Lo stesso giorno del prelevo ovocitario al partner maschile verrà chiesto di raccogliere il liquido seminale. Nelle ore successive gli ovociti verranno messi a contatto, in provetta, con gli spermatozoi opportunamente selezionati in base alle caratteristiche del liquido. L’ambiente e le tecniche con cui avviene la fecondazione dell’uovo e la conseguente formazione dell’embrione, costituiscono due degli elementi discriminanti e che fanno emergere le differenze tra FIVET, ICSI e IUI.
  4. Una volta valutato lo sviluppo degli embrioni, la paziente entra nella fase di transfer che viene effettuato tramite procedura indolore. Il ginecologo utilizzerà un catetere sottile per depositare gli embrioni nella parte più alta dell’utero generalmente in maniera ecoguidata. I pre-embrioni che non vengono trasferiti, sono crioconservati e depositati nella banca criogenica per essere utilizzati successivamente, nei casi in cui il primo tentativo dovesse fallire o per un ulteriore gravidanza.
  5. Nei giorni successivi, la paziente dovrà seguire una terapia di supporto a base di ovuli o crema vaginale a base di progesterone fino al giorno del test di gravidanza, che viene generalmente effettuato 12/14 giorni dopo la fase di pick-up.

ICSI

Continuiamo elencando le differenze tra FIVET, ICSI e IUI, descrivendo più nel dettaglio le caratteristiche delle ICSI e in cosa si differenzia dalle altre tecniche.

ICSI sta per IntraCytoplasmic Sperm Injection (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoo) e viene suggerita alle pazienti in età materna avanzata (>36 anni), nei casi in cui la produzione di ovociti è scarsa o, in caso maschile, se ci sono delle gravi danni seminali, come la totale assenza di spermatozoi nel liquido eiaculato ed è necessario aspirarli direttamente dal testicolo.

Nella fase iniziale la ICSI è identica alla FIVET: si comincia con la fase di stimolazione ormonale, passando poi all’aspirazione degli ovociti. La differenza sta che nella ICSI uno spermatozoo viene selezionato dal biologo ed iniettato all’interno del citoplasma di un ovocita, tramite un micro ago, così da “forzare” la fecondazione. Questa operazione viene ripetuta per tutti gli ovociti da inseminare. Le fasi successive sono identiche alla FIVET.

icsi

IUI

IUI sta per Intra Uterine Insemination (Inseminazione IntraUterina) e si dimostra molto utile nei casi in cui la paziente è giovane, le tube sono aperte ed il liquido seminale ha valori nella norma o presenta piccole alterazioni. Poiché la IUI prevede una normale capacità degli spermatozoi di fecondare l’ovocita all’interno dell’apparato riproduttivo, è importante che i test per la sterilità mostrino un’accettabile qualità degli spermatozoi (numero, movimento e forma, frammentazione, anticorpi). Principalmente, dunque, questa tecnica viene consigliata alle coppie senza un’evidente causa di sterilità ed in cui le tube siano pervie. Tuttavia, la IUI può essere valida anche in donne con disordini ovulatori, ammesso che rispondano adeguatamente alla terapia ormonale.

Per concludere l’elenco delle differenze tra FIVET, ICSI e IUI, c’è da dire che in quest’ultimo caso la donna dovrà iniziare effettuando una terapia ormonale per stimolare la crescita dei follicoli ed indurre l’ovulazione: generalmente si utilizza il clomifene citrato (delle compresse che vengono assunte per cinque giorni dal 3° al 7° giorno del ciclo) o le gonadropine (delle iniezioni somministrate per circa 10-12 giorni).

Al termine di questa fase, vengono eseguiti i primi controlli per valutare la crescita dei follicoli mediante ecografia transvaginale e, se il numero dei follicoli e il loro diametro è adeguato, verrà chiesto al partner di raccogliere il liquido seminale. Il liquido viene preparato in laboratorio e valutata la frazione “migliore” di spermatozoi per motilità e morfologia. A questo punto viene iniettato nel fondo dell’utero tramite un sottile tubicino, con una procedura indolore e breve, come un Pap Test.

La IUI sostanzialmente migliora la qualità del liquido seminale e aiuta la fecondazione che avviene nell’utero della donna.

 

Confusione sulle tappe e i processi di PMA? Consulta il nostro articolo informativo.

 

Per maggiori informazioni sulle tecniche di fecondazione assistita e per richiedere un appuntamento col Dott. Greco visitate la sezione Contatti del sito o telefonate allo 06 659 756 14 /43.