Diagnosi Genetica Preimpianto tramite array CGH: una soluzione ai falliti tentativi di impianto (embrionario RIF)?
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Diagnosi Genetica Preimpianto tramite array CGH: una soluzione ai falliti tentativi di impianto (embrionario RIF)?

  • 28 Marzo, 2017

Uno studio condotto da un team di ricerca guidato dal Prof. Greco, esplora un nuovo approccio medico per trattare i pazienti affetti da RIF attraverso la diagnosi genetica della blastocisti selezionate tramite array CGH.

Infertilità e fallimento ricorrente dell’impianto embrionario

Una coppia con difficoltà nel concepimento, trascorsi 12 mesi dall’interruzione di farmaci o dall’utilizzo di metodi anticoncezionali e di rapporti liberi non protetti viene considerata infertile.
Una problematica diffusa che si lega a diverse variabili: tra le principali, l’aumentare dell’età della coppia, lo stile di vita dell’individuo , l’assunzione di farmaci influenti sulla fertilità e l’aumento dell’infertlità maschile.
Molte coppie decidono, quindi, di affidarsi alla fecondazione assistita in vitro, e al successivo impianto di embrioni spesso a livello della blastocisti nell’utero femminile.
L’impianto, come ogni altro intervento in ambito biologico, non offre garanzie assolute di successo. Può accadere, infatti, che la blastocisti non riesca ad impiantarsi nell’utero, non permettendo così l’inizio della gravidanza desiderata: quando ciò avviene in più occasioni alla stessa coppia, si parla di fallimento ricorrente dell’impianto (RIF).
Si è oggi scoperto che la causa maggiore di fallito impianto,circa il 70%,  è dovuto ad anomalie genetiche degli embrioni ,in particolare del numero di cromosomi(aneuploidie)

La diagnosi genetica preimpianto: una soluzione possibile

Con lo studio del 2014, il team di ricerca guidato dal Prof. Greco, si è posto l’obiettivo di esplorare l’efficacia della Diagnosi Genetica Preimpianto di aneuploidie (Preimplantation Genetic Screening, PGS) tramite array CGH (Comparative Genomic Hybridization) – seguita dal trasferimento di una singola blastocisti euploide in pazienti soggetti a RIF – nel migliorare i risultati clinici.
Un nuovo approccio rispetto alla tradizionale analisi dello stato della blastocisti e della sua capacità di impianto, precedentemente basata su un’esclusiva valutazione di natura morfologica.

Un campione rilevante, diviso in 3 gruppi

121 coppie – composte da donne di età inferiore ai 36 anni senza anormalità nel cariotipo, anomalie uterine, trombofilie, condizioni di autoimmunità o endometriosi severa –  con diverse storie cliniche: ecco il quadro del campione selezionato dal team di ricerca.
Un insieme eterogeneo di pazienti, diviso in 3 gruppi:

  • Il primo (RIF – PGS), composto da 43 coppie soggette a RIF, trattate con impianto di singole blastocisti euploidi, selezionate tramite array CGH.
  • Il secondo (RIF – NO PGS), composto da 33 coppie presentanti RIF, trattate con impianto di una o due blastocisti senza un’analisi genetica condotta precedentemente (controllo negativo).
  • Il terzo (NO RIF – PGS), composto da 45 coppie infertili ma con una buona prognosi, trattate con impianto di singole blastocisti euploidi, selezionate tramite array CGH (controllo positivo).

Il campione è stato così suddiviso per confrontare i risultati e valutarne l’attendibilità.
In caso di similitudine dimostrata tra i comportamenti del primo gruppo e quelli del terzo gruppo (controllo positivo), e di contemporanea diversità con le evidenze del secondo gruppo (controllo negativo), la Diagnosi Genetica Preimpianto potrebbe manifestare la sua rilevanza.

Conduzione dello studio: la metodologia utilizzata dal team di ricerca

Per verificare l’ipotesi alla base dello studio, sono state condotte serie di IVF (In Vitro Fertilization) tramite ICSI (Intracitoplasmatic Sperm Injection). Le fecondazioni considerate valide ed utilizzabili ai fini della ricerca sono state quelle che, dopo 16-18 ore dall’ICSI, presentavano distinguibili i due pronuclei e i due corpi polari, questi ultimi derivanti dalla meiosi dell’oocita.
Trascorsi tre giorni dalle fecondazioni, negli embrioni ricavati dal primo e dal terzo gruppo, sono state create aperture nella zona pellucida tramite l’utilizzo di laser, per permettere la fuoriuscita di circa 5-10 cellule TE (trofoectoderma). Da queste cellule, raccolte tramite aspirazione, è stato estratto il DNA da sottoporre al protocollo dell’array CGH per la valutazione della ploidia e per la scelta dell’embrione maggiormente adatto all’impianto.
Nelle coppie appartenenti al primo e al terzo gruppo del campione, la blastocisti da impiantare è stata scelta sulla base delle risultanze che le analisi PGS hanno fornito e a parità di idoneità, secondo un criterio morfologico. Quest’ultimo criterio, invece, ha guidato in via esclusiva la selezione delle blastocisti del secondo gruppo.
Tutte le blastocisti non utilizzate, sono state congelate e conservate tramite il protocollo di Kuwayama, come da norma di legge.
Per ogni gruppo, I trapianti di blastocisti sono stati eseguiti utilizzando il Fresh Single Embryo Transfer (SET), durante la mattina del sesto giorno dopo l’ICSI o il Single Frozen-Thawed Embryo Transfer (FET)
Parallelamente, è iniziata la somministrazione intramuscolare di progesterone proseguita fino alla conferma della gravidanza, ottenuta attraverso la rilevazione di ?-hCG nel sangue.
L’analisi statistica sul campione è stata condotta utilizzando il test Chi-Quadro e il test esatto di Fisher.

La selezione della blastocisti tramite Array CHG apre nuove prospettive

Il successo degli impianti, è stato misurato come percentuale del numero di sacchi gestazionali formatisi sul totale delle blastocisti trasferite.
Nel primo gruppo sono stati riscontrati 28 sacchi gestazionali monoembrionici con battito cardiaco (il 68,3% del campione analizzato: una percentuale affina a quella riscontrata nel terzo gruppo, con 31 impianti validi su 45 (70,5%). Nel secondo insieme, invece, solo 7 (pari al 21,2% del campione) sono stati i casi di successo.
I risultati statisticamente attendibili ottenuti da questo studio mostrano come l’impianto di una singola blastocisti euploide selezionata tramite Array CGH rappresenti una buona soluzione per poter trattare con successo pazienti soggetti a RIF, evitando impianti multipli.

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  • Diagnosi Genetica Preimpianto